L’istituzione del trust di partecipazioni societarie.

Il trust è un rapporto in forza del quale uno o più beni sono trasferiti nella titolarità di un trustee ed amministrati da costui in base ad un programma predisposto dal disponente. In un trust di partecipazioni sociali, queste sono trasferite al trustee, che le conserva come patrimonio separato dal proprio. Di conseguenza, non sono aggredibili dai creditori del trustee, e neppure da quelli del soggetto che gliele ha trasferite (disponente).

Le azioni appartengono al trustee, che risulta socio della S.p.a., ed in questa veste il trustee esercita tutti i diritti del socio (partecipazione alle assemblee, incasso dividendi ecc.).

Il trasferimento è valido, e le azioni appartengono al trustee (salvi gli effetti di una eventuale azione revocatoria), ma l’Agenzia delle Entrate si comporta, ai fini fiscali, come se le partecipazioni non fossero mai uscite dal patrimonio del disponente.

L’Agenzia non ha bisogno di un’azione giudiziaria per ottenere il riconoscimento dell’inesistenza fiscale del trust. Si limita a contestarla nelle forme previste dall’accertamento tributario, e sarà il contribuente, se lo ritiene, a dover promuovere un giudizio innanzi alle Commissioni Tributarie per annullare la pretesa dell’agenzia che si fonda sul disconoscimento fiscale del trust.

Il funzionamento del trust di partecipazioni.

La differenza riguarda le modalità con cui vengono attribuiti i redditi ai beneficiari che, nel trust trasparente, hanno diritto di ottenerne senz’altro la corresponsione da parte del trustee, come previsto dall’atto istitutivo, mentre, nel trust opaco, i redditi vengono attribuiti ai beneficiari a discrezione del trustee, che non ha quindi l’obbligo di distribuirli, ma può decidere come impiegarli in base alle previsioni dell’atto istitutivo.

Nel trust trasparente i redditi prodotti dalle partecipazioni societarie facenti parte del fondo in trust vengono, ai fini fiscali, attribuiti “per trasparenza” ai beneficiari e subiscono l’imposta in capo ai medesimi, in base alle previsioni dell’atto istitutivo. L’imposta è dovuta dai beneficiari indipendentemente dal fatto che i redditi vengano effettivamente percepiti da costoro, secondo il principio di competenza, e non di cassa.

Nel trust opaco i redditi percepiti subiscono l’imposta in capo al trust, e gli eventuali trasferimenti ai beneficiari non subiscono ulteriori imposte (approfondisci qui).

Il trust commerciale, a differenza di quello non commerciale, svolge in concreto un’attività di impresa o comunque organizzata in forma di impresa. Nel caso di trust di partecipazioni, è stato ritenuto commerciale nel quale il trustee, tra i suoi compiti, aveva quello di svolgere attività di investimenti in determinati settori di mercato.

Al trust opaco commerciale, attualmente (2022), è applicabile un regime fiscale favorevole, sia con riguardo ai dividendi che alle plusvalenze. Occorre tuttavia scegliere questo strumento solo in presenza di ragioni economiche effettive e dimostrabili, e l’attività o l’organizzazione dovranno sussistere in concreto. In mancanza, l’Amministrazione potrà contestare al trust che, di fatto, questo non svolge un’attività commerciale, ed applicare le imposte previste per il trust non commerciale.

Confronto tra il trust e altri strumenti di protezione, gestione e passaggio generazionale dell’impresa.

Con il patto di famiglia la partecipazione “di controllo” è trasferita immediatamente al beneficiario, il quale deve soddisfare, con risorse proprie, i diritti degli altri legittimari. Invece, con il trust la partecipazione viene trasferita al trustee, che la amministra nell’attesa di trasferirla ai beneficiari, secondo il programma indicato nell’atto istitutivo, il quale può prevedere la soddisfazione dei diritti dei legittimari con il patrimonio del trust (approfondisci qui).

Con la donazione, differentemente dal trust, il trasferimento del bene dal donante al donatario è normalmente immediato e, comunque, non è prevista l’interposizione di un terzo che amministri il patrimonio in vista del successivo trasferimento al destinatario della liberalità.